Italia: Pil e consumi 2026 meglio del 2025, ma niente euforia
Pil italiano al +0,8% nel 2026 dopo il +0,5% del 2025. Meglio, ma senza slancio. Consumi e industria restano deboli.
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Pil italiano al +0,8% nel 2026 dopo il +0,5% del 2025. Meglio, ma senza slancio. Consumi e industria restano deboli.
BCE stima impatto climatico sull'inflazione oltre 1% annuo entro 2035. Aziende ripensano filiere, consumatori e investitori reagiscono. Il clima diventa variabile economica strutturale.
L'economia del mare italiana vale 225 miliardi (11,4% del PIL) e cresce al doppio della media nazionale. Il Mezzogiorno guida il comparto.
L'Ocse prevede un calo dei salari reali dello 0,9% in Italia nel 2026, il peggiore tra i paesi avanzati. Inflazione persistente e crescita debole pesano sul potere d'acquisto.
Panetta: la Bce non deve replicare i dieci rialzi del 2022. Domanda debole e tassi reali alti cambiano lo scenario rispetto a tre anni fa.
L'UE riduce i fondi di coesione mentre i divari regionali restano alti. Una scelta dettata dai vincoli politici, ma con conseguenze concrete sulle aree periferiche.
L'Italia raggiunge il 2% di spesa militare nel 2025 con riclassificazioni contabili. Il passaggio al 3,5% richiesto dalla NATO entro il 2035 resta un nodo aperto: spazio fiscale limitato e poche leve disponibili.
Scade lo sconto sulle accise: da domani il gasolio italiano torna a essere il più tassato d'Europa, con 0,73 €/litro. Aumento di 3 euro a pieno.
Le grandi imprese italiane prevedono produzione stabile, ma energia, trasporti e materie prime pesano sui margini per effetto della guerra in Medio Oriente.
Istat: inflazione scende al 3% a giugno, prezzi invariati su base mensile. Prima pausa dopo mesi di rialzi continui, trainata dal calo dell'energia.
In trent'anni la produttività italiana è cresciuta di 4 dollari l'ora. Il ritardo è strutturale: competenze digitali, regole e accesso al capitale frenano il sistema.
Chi investe in innovazione guadagna il 34% in più di produttività. Il divario si allarga tra chi integra tecnologia e organizzazione e chi resta fermo.
Centro studi Confindustria: economia italiana verso stagnazione, PIL 2026 potrebbe scendere a -0,7%. Tassi e inflazione salgono nonostante il calo del petrolio.
L'industria italiana punta sulla riforma portuale per sottrarre traffico a Rotterdam e Amburgo. Serve intermodalità efficiente e parità fiscale con il Sud Mediterraneo.
Brasile e Argentina valgono 6 miliardi di export potenziale per l'Italia. L'accordo UE-Mercosur apre spazi concreti, ma servono mosse rapide.