Le stime per il 2026 confermano un miglioramento rispetto all'anno in corso. Il Pil italiano dovrebbe crescere intorno allo 0,8%, dopo un 2025 fermo a circa lo 0,5%. I consumi privati seguono la stessa direzione: da +1,6% nel 2025 a circa +1% nel 2026 secondo le proiezioni più recenti.
Non è un rimbalzo da segnare in rosso sul calendario. È il minimo che ci si aspetta quando si parte da livelli così bassi. La Germania cresce meno della metà, la Francia resta su ritmi simili ai nostri. In questo confronto tra economie a regime ridotto, l'Italia non sfigura. Ma il metro di paragone resta quello delle altre economie fiacche.
Dove manca la spinta
Il punto debole resta l'industria. Il manifatturiero tiene sopra le attese solo perché queste erano basse. La domanda interna fatica a dare slancio, gli investimenti restano fermi. Chi aspettava una ripresa trainata dalle imprese può rivedere le aspettative.
I consumi privati salgono, ma di poco. E non perché le famiglie abbiano improvvisamente più soldi da spendere. La dinamica riflette soprattutto il fatto che nel 2025 si era speso ancora meno. Quando la base di partenza è debole, ogni piccolo incremento sembra un passo avanti.
Nessuna accelerazione in vista
Chi opera sui mercati sa che queste cifre non cambiano la traiettoria di fondo. Lo 0,8% di crescita non sposta gli equilibri, non modifica le valutazioni sui titoli di Stato italiani, non cambia le attese sulla politica fiscale e non apre nuovi spazi di manovra per il governo.
Quello che conta è la sequenza: 2025 sotto tono, 2026 leggermente meglio, 2027 e 2028 ancora in moderata crescita ma senza salti. È uno scenario piatto, dove l'unica certezza è l'assenza di sorprese positive. E quando l'economia cresce così piano, basta poco per scivolare sotto zero al primo scossone esterno.
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