Trent'anni fa l'Italia produceva 63 dollari di PIL per ogni ora lavorata. Oggi siamo a 67, al netto dell'inflazione. Quattro dollari in tre decenni. Non serve essere economisti per capire che c'è un problema strutturale.
Il dibattito italiano si divide tra chi vuole facilitare il turnover delle imprese — far chiudere quelle inefficienti più rapidamente — e chi punta sulla crescita dimensionale, per superare il nanismo aziendale che caratterizza il tessuto produttivo. Entrambe le posizioni hanno una base razionale, ma la verità è che il tema va oltre le singole aziende: è un problema di sistema.
Dove si blocca il sistema
La produttività cresce quando innovazione, competenze digitali e regole lavorano nella stessa direzione. In Italia questi tre ingranaggi girano male: le competenze digitali restano basse rispetto alla media europea, le regole sono spesso un ostacolo più che un acceleratore, e l'innovazione, quando c'è, fatica a diffondersi nel tessuto produttivo reale.
Il ritardo non è solo tecnologico. Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Cina la quota di mercato nel credito conquistata da operatori non bancari su piattaforme digitali sta crescendo rapidamente. In Italia il sistema bancario tradizionale mantiene una posizione dominante, con una penetrazione limitata di nuovi modelli operativi digitali. Non è una questione di qualità del servizio bancario, ma di velocità con cui il sistema si adatta ai cambiamenti.
Mercati finanziari e competitività
C'è un altro aspetto rilevante: la competitività dei mercati finanziari. Quando le imprese faticano ad accedere a capitale efficiente, la crescita dimensionale resta un obiettivo teorico. Le riforme fiscali e finanziarie non sono un vezzo tecnocratico, ma la condizione per sbloccare risorse e accelerare la produttività.
Il problema è che le riforme richiedono tempo, consenso politico e una visione che vada oltre la legislatura in corso. Nel frattempo, i 67 dollari l'ora restano fermi. Il punto non è scegliere tra una strada e l'altra, ma riconoscere che senza interventi coordinati su regole, competenze e accesso al capitale, nessuna delle due strade porta lontano.
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