Fabio Panetta ha messo un paletto chiaro: la Bce non deve ripetere la sequenza del 2022. Allora dieci rialzi consecutivi avevano senso — domanda in espansione, inflazione che correva, tassi reali ancora negativi. Ora il contesto è diverso, e reagire agli shock geopolitici con la stessa logica sarebbe un errore.
La domanda è più debole, i tassi reali più alti
Nel 2022 l'inflazione saliva mentre l'economia tirava ancora. Oggi l'inflazione è scesa all'1,7% a gennaio, la domanda è più fiacca e i tassi reali — quelli che contano davvero per le imprese e le famiglie — sono già ben sopra lo zero. La Bce ha già ridotto di 100 punti base da giugno e, secondo le proiezioni dell'Eurosistema, l'inflazione dovrebbe stabilizzarsi attorno al 2% nel medio termine.
Panetta, intervenuto alla conferenza ChaMp, ha sottolineato che gli shock sui prezzi energetici vanno trattati per quello che sono: temporanei. Non serve schiacciarli con una stretta monetaria se il rischio è rallentare ancora un'economia che già fatica. La flessibilità conta più del pilota automatico.
Politica monetaria senza binari fissi
Il messaggio è che la Bce non deve vincolarsi a un percorso predefinito. Le tensioni geopolitiche restano, il Medio Oriente può ancora muovere i prezzi del petrolio, ma la risposta deve essere calibrata, non meccanica. Questo non significa che i tassi non possano salire di nuovo se necessario, ma che ogni mossa va valutata sul dato, non sulla memoria del 2022.
In pratica: se l'inflazione resta sotto controllo e la crescita non accelera, la Bce ha spazio per restare ferma o tagliare ancora. Se invece i prezzi ripartono con forza, allora cambia tutto. Ma al momento, secondo Panetta, il rischio maggiore non è lasciare correre l'inflazione — è stringere troppo quando non serve.
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