Il Centro studi di Confindustria prevede un secondo semestre in stallo per l'economia italiana. Nello scenario più pessimistico il PIL potrebbe contrarsi fino al -0,7% nel 2026, mentre lo scenario intermedio parla di stagnazione.

Il quadro è controintuitivo: il petrolio ha perso il 13% mercoledì — i futures sul Brent sono scesi a 95 dollari — ma inflazione e tassi continuano a salire. La riduzione dei costi energetici non si trasmette subito ai prezzi al consumo, e le banche centrali restano in modalità restrittiva. Chi sperava in una discesa rapida dei tassi si trova dunque davanti una realtà diversa.

I mercati europei riflettono l'incertezza

A Piazza Affari la seduta di mercoledì è stata negativa. I settori peggiori in Europa sono Oil & Gas (-1,98%), Materie di base (-1,92%) e Tecnologia (-1,76%). Il calo del greggio avrebbe dovuto alleggerire i conti delle aziende più esposte all'energia, ma il clima generale resta pesante.

L'incertezza geopolitica pesa sulla fiducia. Gli accordi per chiudere le tensioni in Medio Oriente restano incerti, e i mercati non riescono a costruire una narrazione chiara. Quando il petrolio scende ma l'inflazione resta alta, significa che i costi strutturali si sono spostati altrove — nei salari, nei servizi, nella logistica.

Inflazione e tassi: nessun sollievo immediato

Le banche centrali non possono tagliare i tassi solo perché il greggio cala. La dinamica salariale in Europa è ancora sostenuta e i prezzi dei servizi viaggiano sopra il 4%. Per questo Confindustria disegna scenari che vanno dalla stagnazione alla recessione tecnica.

Per chi opera sui mercati italiani il messaggio è chiaro: il rimbalzo del primo semestre non trova conferme strutturali. Le trimestrali del secondo semestre diranno se le aziende riescono a difendere i margini in un contesto di domanda debole e costi del credito ancora elevati.

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