L'assemblea di Unicredit ha approvato l'aumento di capitale fino a 6,7 miliardi di euro per finanziare l'offerta su Commerzbank. Con una partecipazione del 99,55%, il risultato era scontato. Il consiglio potrà deliberare l'aumento anche in più tranche entro fine 2027.

Padoan, vicepresidente di Unicredit, è stato netto: l'asset tedesco deve generare di più. In altre parole, Commerzbank dovrà migliorare i margini operativi oppure l'operazione non avrà senso industriale. L'offerta di scambio parte martedì 5 maggio con tempi stretti e una resistenza manifesta dall'altra parte.

La reazione tedesca

Kotzbauer, vicepresidente di Commerzbank, non ha usato mezzi termini: «Vogliono smantellarci». La difesa della banca tedesca è chiara: l'operazione viene percepita come un'acquisizione ostile mascherata da fusione tra pari. Il management tedesco teme lo smembramento delle unità più redditizie e il ridimensionamento della struttura domestica.

Sul piano politico, Berlino non ha ancora assunto una posizione netta. Il governo detiene una quota rilevante in Commerzbank e il suo orientamento sarà decisivo. Un eventuale blocco politico comporterebbe che l'offerta di scambio partirebbe ma si arena immediatamente.

Il nodo operativo

Unicredit ha costruito l'operazione su base industriale: accesso al mercato tedesco, sinergie di costo, diversificazione geografica. La redditività di Commerzbank, tuttavia, rimane sotto la media europea — margine di interesse contenuto, costi fissi elevati, retail poco efficiente.

La possibilità di deliberare l'aumento in più tranche suggerisce che Unicredit intenda negoziare i termini man mano che lo scenario si chiarisce. Se la resistenza tedesca dovesse prevalere, la seconda e la terza tranche potrebbero non essere mai deliberate. L'approvazione dell'assemblea fornisce le munizioni, non l'obbligo di usarle.

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