UniCredit ha citato in giudizio Linde per recuperare 460 milioni di euro sequestrati dai tribunali russi nel caso RusChemAlliance. Insieme a Deutsche Bank e altre banche tedesche, l'istituto italiano chiede che sia la multinazionale dei gas industriali a coprire le perdite derivanti dalle sanzioni, e non gli istituti che avevano emesso le garanzie contrattuali.
Le cifre in campo
Il conto totale supera i 700 milioni. Deutsche Bank ha perso 244 milioni, UniCredit 460, Commerzbank circa 90. Si aggiungono BayernLB con 270 milioni e LBBW con altri 50. Tutte queste banche avevano garantito operazioni legate alla joint venture RusChemAlliance, progetto petrolchimico in Russia da cui Linde si è ritirata dopo l'invasione dell'Ucraina.
I tribunali russi hanno sequestrato queste somme come risarcimento alla controparte locale. Le banche sostengono che non debba toccare a loro pagare il conto di una scelta aziendale — l'uscita dalla Russia — decisa da Linde.
Il punto della disputa
La causa rappresenta un caso pilota. In gioco c'è la ripartizione dei costi delle sanzioni: se le banche debbano rispondere delle garanzie anche quando le perdite derivano da eventi geopolitici straordinari, oppure se questi costi vadano scaricati sulle aziende che hanno scelto di abbandonare il mercato russo.
Prima udienza fissata per il 13 luglio 2026. Nel frattempo, Linde opera normalmente sui mercati internazionali, mentre le banche europee hanno già contabilizzato queste perdite nei bilanci degli ultimi due anni. La sentenza potrebbe creare un precedente per altre controversie simili legate alle conseguenze delle sanzioni contro Mosca.
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