Il trasporto aereo europeo sta cambiando pelle. Dopo quindici anni in cui le low cost hanno dettato le regole del gioco — crescita a doppia cifra, margini risicati, battaglia sul prezzo del biglietto — il settore è entrato in una fase di consolidamento per acquisizioni. Non è un dettaglio: è il segnale che il modello competitivo degli ultimi anni non regge più.
I grandi vettori tornano a comprare
Lufthansa e Air France-KLM hanno ripreso ad acquisire. Non si tratta di alleanze o codeshare, ma di operazioni di controllo diretto. L'obiettivo dichiarato è razionalizzare i costi e recuperare i margini operativi che la concorrenza spietata delle low cost aveva compresso. Chi compra cerca economie di scala, non quote di mercato fine a sé stesse.
Dietro questa ondata ci sono anche i fondi di private equity, che dopo la pandemia hanno accumulato posizioni in vettori regionali e compagnie in difficoltà. Il loro orizzonte non è il lungo termine: vogliono consolidare, ottimizzare le rotte e vendere tra tre e cinque anni con multipli più alti. Questo accelera il processo.
La stagione delle low cost finisce così
Le previsioni di dieci anni fa indicavano una quota low cost vicina al 45% del mercato europeo entro il 2020. In parte si è avverato, ma il modello ha mostrato crepe evidenti: saturazione sulle rotte principali, aumento dei costi del personale, pressione normativa sulle emissioni. A un certo punto, crescere comprando un'altra compagnia diventa più conveniente che aprire nuove basi.
Dal punto di vista operativo, il consolidamento riduce la capacità complessiva e tende a stabilizzare i prezzi dei biglietti. Non è un caso che i titoli dei grandi vettori europei abbiano performato meglio delle low cost negli ultimi dodici mesi. Il mercato sconta già il cambio di fase.
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