Il greggio corre e trascina con sé i titoli del settore energetico. A Piazza Affari, Eni guadagna terreno insieme alle altre società oil, sostenute dal balzo del Brent oltre i 107 dollari al barile, in rialzo di oltre il 2% nella seduta.
Il movimento arriva dopo la riunione OPEC+, che ha deciso di aumentare la produzione. Una mossa che, paradossalmente, non ha raffreddato i prezzi. Il mercato continua a guardare al quadro della domanda globale e alle tensioni geopolitiche ancora latenti nelle diverse aree produttrici.
Quando il petrolio sale, Milano ha un vantaggio
Saipem e Eni salgono con forza. Il comparto oil pesa parecchio sull'indice italiano, più che su altri listini europei. Quando il barile accelera, Milano ne beneficia in modo diretto. Tutto l'indotto legato ai servizi petroliferi si muove di conseguenza.
Il Ftse Mib prova a tenere quota 52.800 punti in una giornata europea altrimenti debole. Il sostegno arriva proprio dai titoli energetici, che compensano la pressione su altri settori. Leonardo fa altrettanto bene, ma per ragioni diverse, legate a commesse e outlook settoriale.
Greggio oltre 107: quanto può durare
Il Brent a questi livelli riporta il focus sulla sostenibilità del rialzo. L'OPEC+ ha aumentato l'offerta, ma la domanda asiatica tiene e le scorte strategiche in diverse economie restano sotto media. Finché la Cina non rallenta in modo visibile e il Medio Oriente non si stabilizza completamente, il supporto al greggio rimane solido.
Per chi opera su Eni e sulle altre oil, il livello da monitorare è quota 107 sul Brent. Se tiene, il rialzo può estendersi. Se cede, il rimbalzo potrebbe esaurirsi rapidamente. Sul Ftse Mib, l'area 52.800 diventa il primo riferimento tecnico per la tenuta di breve.
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