Parte oggi l'offerta pubblica di acquisto di Poste Italiane su TIM, dopo il via libera unanime del consiglio di amministrazione arrivato nel fine settimana. L'adesione resterà aperta fino all'11 settembre. Sul mercato il titolo TIM cede l'1,1% a 7,76 euro, mentre Poste arretra leggermente.

Non solo finanza: la visione di Labriola

Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM, ha scritto ai dipendenti nel primo giorno di offerta spiegando che l'operazione va oltre la dimensione finanziaria: «Non è soltanto un'operazione finanziaria, ma un progetto industriale di lungo periodo». La frase non è casuale. Labriola sa che quando un'azienda viene rilevata, il primo dubbio interno riguarda sempre i tagli, le chiusure, i «razionali economici». Qui il messaggio è diverso: se gli azionisti aderiscono, il gruppo che esce dall'operazione avrà dimensioni e prospettive molto diverse da quelle attuali.

Delisting e sinergie: cosa cerca davvero Poste

L'obiettivo dichiarato di Poste Italiane è raggiungere il controllo pieno di TIM, idealmente al 100%, con conseguente uscita dalla Borsa. Il motivo è industriale, non simbolico. Una struttura completamente integrata consente di estrarre le sinergie operative in modo diretto, senza dover passare per assemblee, minoranze e obblighi di trasparenza che complicano le decisioni. Gli analisti di Equita hanno sottolineato che il sostegno del consiglio di amministrazione di TIM rafforza le probabilità di successo. Banca Akros conferma la raccomandazione «accumulate» con target a 8,60 euro.

Sul piano operativo, il livello di adesione sarà il dato da seguire nelle prossime settimane. Quanto più alto è il controllo finale acquisito, tanto più nette saranno le possibilità di riorganizzare le linee di business sovrapposte tra telecomunicazioni e servizi digitali.

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