Ryanair ha rivisto al ribasso le previsioni di passeggeri per l'esercizio fiscale 2027. Il target scende da 216 a 214 milioni di viaggiatori. La causa è chiara: i costi del carburante continuano a salire, spinti dalle tensioni in Medio Oriente e dalle quotazioni del petrolio sopra i livelli di pianificazione.

Capacità invernale congelata

La compagnia irlandese non sta semplicemente rivedendo i numeri sulla carta. Ha congelato la capacità invernale per limitare l'esposizione al jet fuel nei mesi di domanda più debole. È una mossa difensiva che preserva i margini, riducendo le ore di volo quando il riempimento degli aerei scende e il carburante pesa maggiormente sul costo per passeggero.

Ryanair è una delle compagnie europee storicamente più aggressive sulle coperture petrolifere. Tuttavia, il mercato del jet fuel è diverso dal Brent: i differenziali regionali e le dinamiche di raffinazione contano quanto il prezzo del greggio. E quando il crude resta sopra 80 dollari per settimane, anche le migliori strategie di hedging smettono di proteggere completamente.

Il settore aereo europeo sotto pressione

Il taglio di Ryanair arriva mentre l'intero comparto low cost europeo sta rivedendo i piani. Wizz Air ha già ridotto la crescita della flotta, easyJet ha rallentato l'espansione su alcune rotte. Il carburante rappresenta tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una compagnia aerea. Quando sale del 20-30% in pochi mesi, le compagnie devono scegliere: tagliare la capacità o aumentare i prezzi dei biglietti. Il secondo approccio funziona solo se la domanda regge.

La revisione di 2 milioni di passeggeri su un totale di 214 può sembrare marginale — meno dell'1%. Tuttavia, è il segnale che le compagnie passano dalla fase espansiva a quella di consolidamento operativo. Quando il management di Ryanair decide di non puntare alla crescita massima possibile, significa che il contesto è cambiato.

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