La filiera del riciclo della plastica in Italia è arrivata al limite. I centri di conferimento e selezione sono ormai saturi. In Sardegna e Sicilia la raccolta ha già subito interruzioni. Nelle prossime settimane il rischio concreto è che il blocco si estenda al resto del Paese.

Perché gli impianti sono pieni

Il problema è strutturale, non congiunturale. Dal 2023 il mercato della plastica riciclata è crollato. La causa principale è l'afflusso massiccio di plastica vergine a basso costo da fuori UE. I riciclatori europei non riescono a competere con prezzi scesi sotto i livelli di sostenibilità economica.

Di conseguenza, la plastica selezionata e pronta per il recupero si accumula nei magazzini perché nessuno la compra. I margini delle imprese di riciclo sono negativi. Chi trasforma non può pagare la materia prima riciclata più della vergine importata. La catena si è inceppata.

Cosa significa in pratica

La filiera italiana del riciclo conta oltre 350 imprese e impiega più di 10.000 persone. Se i depositi restano pieni, i comuni non possono più conferire i rifiuti raccolti. Senza sbocco per la plastica differenziata, l'alternativa diventa l'inceneritore o la discarica, esattamente il contrario di quanto le normative europee impongono.

Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla, ha chiesto interventi urgenti su due fronti: abbassare i costi energetici per le imprese del settore e incentivare l'utilizzo della materia prima riciclata nei processi produttivi. Senza misure immediate, la continuità del servizio è a rischio.

Il punto vero è che il sistema di raccolta differenziata funziona, fin troppo bene. Ma se il mercato a valle non assorbe il materiale recuperato, l'intera catena salta. E quando salta, non si ferma solo il riciclo: si fermano i camion che ritirano i rifiuti dalle case.

Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.