Il Qatar ha comunicato che gli attacchi iraniani all'impianto di Ras Laffan ridurranno la capacità di esportazione di gas naturale del 17% nei prossimi cinque anni. Un colpo diretto a un sistema che fornisce circa il 20% del GNL mondiale. L'Italia, che riceve da Doha parte delle proprie forniture, si è mossa subito: il ministro Pichetto Fratin ha confermato trattative con Stati Uniti, Azerbaijan e paesi africani per compensare il calo.
Ras Laffan non è un impianto ordinario
L'hub di Ras Laffan è il cuore dell'export qatariota di GNL. Una riduzione del 17% significa circa 13-14 milioni di tonnellate annue in meno sul mercato globale — l'equivalente di metà delle importazioni tedesche. Il dato arriva da Doha, non da stime esterne. Quando è il produttore a dichiarare un taglio di quella portata, i mercati lo incorporano subito nelle curve forward.
L'Italia dipende dal gas per oltre il 40% del mix elettrico. Dopo il distacco dal gas russo, le rotte di approvvigionamento si sono diversificate: Algeria via gasdotto, GNL da vari fornitori tra cui Qatar, Egitto e Nigeria. Perdere quota qatariota non manda in blackout il Paese, ma riduce i margini di manovra. In un mercato già teso per le tensioni nel Golfo Persico, ogni metro cubo conta.
Le alternative sul tavolo: Azerbaijan in pole position
Pichetto Fratin ha citato tre direttrici: GNL americano, gasdotti africani e Azerbaijan. Quest'ultimo è il più concreto nel breve termine. Il gasdotto TAP, che collega il giacimento azero Shah Deniz all'Italia via Grecia e Albania, dispone di capacità residua utilizzabile. Baku ha già aumentato le forniture verso l'Europa dopo il 2022 e può intensificarle — almeno fino al limite tecnico dell'infrastruttura.
Il GNL USA rappresenta un'opzione più flessibile ma più costosa: i contratti spot americani viaggiano con premi significativi rispetto al gas via tubo, e i tempi di consegna dipendono dalla disponibilità di navi metaniere. L'Africa — in primis l'Algeria — rimane stabile ma è già prossima alla capacità massima di export verso l'Italia.
Sul piano operativo il governo punta a chiudere accordi bilaterali prima dell'estate, quando la domanda cala e c'è più tempo per riempire gli stoccaggi in vista dell'inverno successivo. Se le trattative con l'Azerbaijan portano a un incremento anche di 2-3 miliardi di metri cubi annui, parte del gap si colma. Il resto dipenderà da quanto GNL l'Italia riuscirà ad acquistare sul mercato spot nei mesi freddi del 2027.
Nel frattempo i future sul gas europeo (TTF) restano sostenuti. Non c'è panico, ma nemmeno rilassamento: il mercato aspetta di vedere se i 13-14 milioni di tonnellate mancanti da Ras Laffan verranno rimpiazzati da altri fornitori, o se il saldo finale sarà comunque negativo.
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