Lunedì 4 maggio Giorgia Meloni sarà a Yerevan per l'ottavo vertice della Comunità Politica Europea. Nel pomeriggio si sposterà a Baku, in Azerbaigian, per una visita ufficiale. Due tappe che sembrano routine diplomatica, ma che rivelano qualcosa di più significativo sui rapporti energetici dell'Italia.

La riunione CPE a Yerevan

La Comunità Politica Europea è il formato allargato che riunisce i Paesi UE e quelli esterni all'Unione per discutere di sicurezza, energia e migrazioni. L'Armenia ospita l'evento per la prima volta, in un momento in cui i negoziati di pace con l'Azerbaigian restano aperti ma fragili. La presenza di Meloni a Yerevan la mattina e a Baku il pomeriggio rappresenta un evidente equilibrismo geografico: nessun governo europeo vuole dare l'impressione di schierarsi in quel conflitto congelato.

Ma il programma non è casuale. L'Azerbaigian è oggi il secondo fornitore di petrolio e gas dell'Italia, dopo aver rapidamente scalato le posizioni nei due anni successivi al blocco del gas russo. Il gasdotto TAP, che arriva in Puglia passando per la Turchia, trasporta ogni anno volumi crescenti di metano azero. Roma ha un interesse preciso nel mantenere quella relazione stabile.

Baku vale più di un incontro di cortesia

La tappa in Azerbaigian non è protocollare. È il riconoscimento esplicito del peso che Baku ha acquisito nella sicurezza energetica italiana. In questi anni il governo ha costruito una rete di forniture alternative alla Russia, e l'Azerbaigian è parte strutturale di quella rete. Meloni lo sa, e il viaggio di lunedì serve anche a consolidare accordi già firmati e a discutere eventuali ampliamenti delle forniture.

Sul piano operativo: chiunque segua i flussi di gas sa che il metano azero non basta da solo a sostituire quello russo, ma resta un tassello indispensabile del puzzle. Lunedì si vedrà se oltre alla diplomazia ci saranno annunci concreti sui volumi o sui contratti di lungo termine. Se arrivano, sono segnali che il mercato energetico italiano legge immediatamente.

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