Dal 2 maggio 2026 la benzina potrebbe toccare i 2 euro al litro, con un aumento previsto di circa 15 centesimi concentrato soprattutto a Bolzano e nelle regioni del Sud. Il governo ha deciso di ridurre gli sconti sulle accise della benzina, mantenendo invece invariato il trattamento sul diesel.
Il petrolio sopra i 110 dollari spinge i carburanti
Il Brent viaggia vicino ai 110 dollari al barile. Lo stretto di Hormuz rimane una zona a rischio e il mercato lo incorpora nei prezzi. Finché quella rotta resta sotto tensione, è difficile che il greggio scenda, con conseguenti rialzi anche ai listini alla pompa, indipendentemente dalla politica fiscale nazionale.
Secondo i dati del Ministero rielaborati da Assoutenti, il gasolio più caro si vende a Bolzano: 2,205 euro al litro, seguito da Calabria con 2,198 euro e Lombardia con 2,195 euro. Per la benzina, invece, le regioni del Sud guidano la classifica: Calabria a 1,676 euro, Trento a 1,677 euro, Valle d'Aosta a 1,682 euro e Bolzano a 1,699 euro. La Sicilia ha registrato il rialzo giornaliero più consistente.
Diesel protetto, benzina no
La scelta del governo è chiara: risparmiare risorse fiscali sulla benzina e proteggere il diesel. Il gasolio rimane il carburante di riferimento per molte aziende e lavoratori. Senza il taglio sulle accise, l'Italia finirebbe nella fascia alta dei prezzi europei anche per il diesel, rendendo più complessa la gestione dei costi per chi usa veicoli commerciali.
Il risultato pratico è che il divario tra benzina e gasolio si riduce. Chi guida a benzina subirà l'effetto combinato del Brent elevato e della riduzione degli sconti fiscali. Chi guida a gasolio vedrà il prezzo salire solo per effetto del petrolio, mantenendo ancora un cuscinetto fiscale. Resta da valutare quanto durerà questa impostazione se il Brent dovesse spingersi ancora più in alto nei prossimi mesi.