Alessandro Fontana, responsabile del Centro Studi di Confindustria, ha messo nero su bianco lo scenario che nessuno vuole nominare: se il conflitto in Ucraina dura fino a dicembre, l'Europa rischia la peggiore crisi energetica mai vista. Non un rallentamento, una crisi sistemica.

Le parole sono state pronunciate durante le audizioni parlamentari sul Documento di finanza pubblica. I numeri parlano chiaro: se la guerra finisse oggi, l'impatto sulla crescita italiana sarebbe tra 0,1 e 0,3 punti percentuali, gestibile. Ma se si va avanti altri otto mesi, il discorso cambia completamente.

Il punto è l'approvvigionamento, non solo il prezzo

Quando Confindustria parla di crisi sistemica, non si riferisce solo al costo dell'energia. Il problema vero è la disponibilità fisica di gas e petrolio. L'Italia importa circa il 95% del gas che consuma, e la Russia, prima della guerra, copriva il 40% di quell'import.

Le forniture alternative — Algeria, Azerbaigian, rigassificatori — stanno compensando in parte. Ma servono mesi per riorganizzare contratti, infrastrutture e logistica. Se il conflitto si prolunga e Mosca chiude i rubinetti in modo definitivo, non basta pagare di più: il gas semplicemente non c'è.

Per questo Confindustria ha chiesto al governo uno scostamento di bilancio destinato ad aiuti proporzionati alle imprese e la proroga del taglio delle accise. Non si tratta di sussidi generalizzati, ma di misure per tenere in piedi settori ad alta intensità energetica: chimica, ceramica, vetro, carta. Comparti che senza gas continuativo chiudono gli impianti.

Uno scenario che i mercati ancora non scontano del tutto

I future sul gas europeo hanno già incorporato parte del rischio, ma non tutto. Le quotazioni si sono mosse principalmente sui timori di breve termine — stoccaggi, meteo, contratti spot. Lo scenario di una chiusura completa e prolungata delle forniture russe resta ancora un'ipotesi estrema per molti operatori.

Se Confindustria ha deciso di usare l'espressione "crisi sistemica" davanti al Parlamento, significa che i tecnici hanno fatto i conti e i conti non tornano. Un'interruzione prolungata del gas russo non colpisce solo le bollette: ferma la produzione industriale, spinge l'inflazione oltre i livelli attuali, mette a rischio la tenuta sociale di interi territori.

Sul fronte operativo, le aziende che importano materie prime o semilavorati dalla Russia e dall'Ucraina hanno già iniziato a rivedere le supply chain. Chi può sta accumulando scorte. Chi non può sta valutando fermi produttivi programmati. La finestra temporale per prepararsi si sta chiudendo. Se la guerra continua fino a dicembre, l'autunno sarà il punto critico.

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