Il 1° maggio il prezzo dell'energia elettrica in Italia è rimasto a zero per sei ore consecutive, tra le 11 e le 17. Non è la prima volta — era già accaduto ad aprile 2020, in piena pandemia — ma resta un evento raro che mostra come si muove il mercato quando domanda e offerta si incrociano in modo estremo.
Cosa è successo nel mercato del giorno prima
Il meccanismo è semplice: nel mercato del giorno prima (MGP) produttori e consumatori presentano offerte con quantità e prezzo. Il Gestore dei Mercati Energetici incrocia domanda e offerta e fissa il prezzo finale per ogni ora. Il 1° maggio la combinazione è stata perfetta: giorno festivo con consumi bassi, cielo sereno e produzione fotovoltaica ai massimi. Risultato: offerta ben superiore alla domanda, prezzo che scende fino ad azzerarsi.
Il PUN — Prezzo Unico Nazionale — è ormai solo un indice medio, perché il mercato italiano è zonale. Ma il dato resta significativo: quando tutte le zone segnano zero per ore, significa che l'intero sistema si trova in eccesso di capacità.
Il nodo dello stoccaggio assente
Prezzi a zero non sono una buona notizia per chi produce. Significano che l'energia generata non ha valore di mercato in quel momento. Il fotovoltaico continua a produrre anche quando nessuno ha bisogno di quell'energia; senza sistemi di accumulo, l'elettricità in eccesso si disperde o viene ceduta a prezzo nullo.
In altre parole: la rete italiana genera più energia rinnovabile di quanta possa assorbire nelle ore centrali di un giorno festivo, ma non dispone ancora di infrastrutture di stoccaggio su larga scala per conservarla e rivenderla la sera, quando il fotovoltaico si ferma e la domanda risale.
In pratica: il sistema funziona bene quando sole e consumi coincidono. Quando non coincidono, il prezzo crolla perché l'energia rinnovabile non si può spegnere come una centrale a gas. Senza batterie o pompaggi idroelettrici sufficienti, quella capacità resta sprecata.
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