Gioia Tauro fa sul serio con il cold ironing. Cento milioni di euro, gran parte da fondi PNRR, per elettrificare le banchine e permettere alle navi in sosta di spegnere i motori diesel. Non è solo una questione di ridurre le emissioni: è la risposta diretta ai nuovi standard ambientali europei che da quest'anno possono escludere chi non si adegua.

Cosa è stato fatto e cosa manca

Il primo lotto è già chiuso: una cabina elettrica e tre prese mobili sui primi 900 metri della banchina di Levante, omologate per 7,5 megawatt con possibilità di estensione a 11. Le navi portacontainer in ormeggio possono già collegarsi. Lo step successivo riguarda le banchine ro-ro, quelle per i traghetti e il traffico rotabile, dove l'intervento è appena partito.

L'investimento totale dovrebbe raggiungere 160 milioni. Non è una cifra casuale: serve per estendere l'elettrificazione a tutto il fronte operativo e potenziare la rete elettrica locale, che deve reggere i picchi di consumo quando più navi si collegano in contemporanea.

Perché conta per il sistema portuale

Gioia Tauro è il primo scalo del Mezzogiorno per volumi container. Negli anni ha rischiato il declino più volte, ma adesso si gioca la partita sulla transizione energetica. L'Europa ha messo paletti chiari: dal 2024 gli scali devono garantire l'alimentazione elettrica a banchina per determinate categorie di navi, altrimenti restano esclusi dai flussi delle grandi compagnie di navigazione.

In concreto, questo significa attrarre il traffico che altrimenti andrebbe altrove. I vettori guardano all'efficienza operativa e alla conformità normativa. Un porto che elettrifica diventa preferibile rispetto a uno che non lo fa, a parità di altre condizioni. Non è filantropia: è competizione per quote di mercato in un settore dove i margini sono stretti e la localizzazione conta.

Il vero test sarà nei prossimi due anni: se i lavori rispettano i tempi PNRR e se l'infrastruttura elettrica regge i carichi previsti. I cento milioni servono a questo, non a fare greenwashing, ma a tenere aperto un porto che genera oltre 10.000 posti di lavoro nell'area.

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