I dati Abi di aprile confermano quello che molti operatori avevano già anticipato a marzo: i tassi sui mutui per l'acquisto di abitazioni continuano a salire. La media delle nuove erogazioni si attesta al 3,43%, in rialzo dal 3,36% di marzo. Sette punti base in più in trenta giorni.

Non è un'inversione di rotta drammatica, ma segna il prolungamento di una tendenza iniziata a marzo 2025. Da allora, ogni rilevazione ha portato con sé un rialzo piccolo ma costante. Il mercato dei mutui si muove lentamente, ma quando prende una direzione ci mette tempo a cambiare.

Anche il credito alle imprese si irrigidisce

Sul fronte corporate la situazione è simile: il tasso medio sulle nuove operazioni alle imprese è passato dal 3,26% di marzo al 3,62% di aprile. Il balzo è più marcato — 36 basis point — e riflette probabilmente una maggiore selettività delle banche. Il credito c'è, i volumi continuano a crescere (+2,7% anno su anno), ma il prezzo sale.

Il dato interessante è proprio questo: i prestiti aumentano mentre i tassi salgono. Significa che la domanda di credito regge, almeno per ora. Le famiglie continuano a comprare casa, le aziende a finanziare investimenti. Ma lo fanno pagando di più.

Il contesto non aiuta

La Bce ha smesso di tagliare i tassi con la frequenza vista nel 2024. L'Euribor, benchmark di riferimento per la maggior parte dei mutui variabili, si è stabilizzato sopra il 2,5%. I tassi fissi incorporano aspettative di inflazione che rimangono sopra target. Le banche, dal canto loro, non hanno motivi particolari per comprimere i margini.

Chi aveva sperato in un ritorno rapido ai tassi dell'era pre-pandemica dovrà rivedere le aspettative. Il 3,43% non è caro in termini storici, ma è ben lontano dai minimi del 2021. Al momento non ci sono segnali che il trend possa invertirsi nei prossimi mesi.

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