Piazza Affari chiude in territorio positivo e segna un nuovo massimo dal 2000. Il Ftse Mib guadagna lo 0,64%, trascinato dal calo del greggio e dalle aspettative di un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti. Il resto d'Europa si muove sulla stessa linea: Parigi +0,17%, Amsterdam +0,51%, Madrid +0,55%. Londra e Francoforte rimangono piatte.

Il petrolio pesa meno sui conti

Il Brent scende sotto i 100 dollari. Non è un crollo tecnico, bensì il mercato che inizia a scontare uno scenario diverso in Medio Oriente. Le indiscrezioni su negoziati tra Washington e Teheran circolano da giorni; ora il mercato si comporta come se qualcosa stesse davvero per accadere. L'effetto immediato è una minore pressione sui margini delle aziende energivore e più spazio per chi lavora con commodities trasformate. Il gas naturale europeo, invece, prende la direzione opposta e sale verso i 43 euro per megawattora — una dinamica meno lineare di quanto possa sembrare.

Milano rompe un livello simbolico

Il nuovo massimo dal 2000 non è un dettaglio da poco: significa che l'indice ha superato i picchi della bolla tech e quelli precedenti alla crisi finanziaria. La composizione del listino è completamente diversa rispetto ad allora — meno banche, più utility e industriali — ma il livello resta un riferimento psicologico. Gli acquisti si concentrano sui titoli che beneficiano direttamente dal calo dell'energia: trasporti, logistica, chimica. Tokyo chiude invece in rosso, appesantita dal rafforzamento dello yen e dall'incertezza sulle possibili mosse della Bank of Japan.

Se il Brent resta sotto quota 100 e le trattative mediorientali producono risultati concreti nel fine settimana, il quadro tecnico delle borse europee potrebbe consolidarsi. Diversamente, questo livello diventa resistenza.

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