Le trimestrali del lusso hanno colpito Parigi con forza. Hermès ha ceduto oltre l'8%, Kering è arrivata a perdere il 10%. A Milano, vendite anche su Moncler e Brunello Cucinelli, anche se con perdite più contenute.

Il problema non è solo nei numeri — che restano solidi in valore assoluto — ma nel ritmo di crescita. Il primo trimestre di Hermès ricorda, secondo gli analisti di Citi, l'inizio del 2025: partenza lenta nei primi tre mesi, poi recupero sequenziale. Il mercato però non aspetta conferme successive. Se l'avvio è debole e le tensioni in Medio Oriente pesano sui flussi turistici, la reazione è immediata.

Il lusso senza cinesi rallenta in modo visibile

La dinamica è chiara da mesi: la domanda cinese non si è mai ripresa davvero dopo la riapertura post-Covid. Il credito al consumo resta contratto e la fiducia bassa. I brand del lusso europeo dipendono da una quota rilevante di quel mercato, sia direttamente in Asia sia attraverso gli acquisti dei turisti cinesi in Europa. Quando quella componente manca, i conti ne risentono.

Hermès aveva retto meglio di altri fino a fine 2024, grazie al posizionamento ultra-premium e alle liste d'attesa su alcune linee. Ma anche lì il trimestre appena chiuso mostra un rallentamento. Kering, che ha Gucci come locomotiva, soffre di più: il brand ha bisogno di un rilancio che ancora non si vede nei numeri.

La guerra pesa, ma non è l'unico fattore

Le tensioni in Medio Oriente hanno un impatto indiretto ma reale. I flussi turistici verso l'Europa si riducono quando la percezione del rischio geopolitico sale. E il turismo di alta gamma — quello che spende nelle boutique di Avenue Montaigne o via Montenapoleone — è sensibile anche a variazioni marginali nei comportamenti di viaggio.

Milano ha reagito con vendite su Moncler e Cucinelli, ma l'impatto è stato inferiore rispetto a Parigi, probabilmente perché le aspettative erano già più basse e i due titoli italiani avevano già scontato parte del rallentamento nelle sedute precedenti.

Se Hermès impiega due trimestri per recuperare il ritmo, come nel 2025, il mercato aspetterà. Ma intanto, chi ha comprato sui massimi di fine 2024 si ritrova con perdite a due cifre. E la volatilità sul settore lusso resta alta fino a quando non si vedranno segnali concreti di ripresa dalla Cina.

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