Piazza Affari chiude in flessione contenuta a -0,17%, con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile. Una seduta che ha retto meglio del previsto, considerando il rialzo delle tensioni in Iran e la giornata difficile di Wall Street, alle prese con i conti di Goldman Sachs.

Il petrolio sopra quota 100 non spaventa (ancora)

Il Brent ha sfondato i 100 dollari per la prima volta in mesi. L'escalation tra Israele e Iran continua a mettere sotto pressione i mercati energetici, con lo Stretto di Hormuz — da cui transita circa il 20% delle forniture mondiali — che rimane al centro delle preoccupazioni.

Eppure le borse europee hanno retto. Milano ha limitato i danni grazie al comparto energia: i petroliferi hanno corso, con ENI e Saipem che hanno guadagnato terreno sul rialzo del greggio. Anche Leonardo ha chiuso in positivo, sostenuta dal clima geopolitico favorevole ai titoli della difesa.

Il dollaro torna bene rifugio

Sul valutario si è riproposta la dinamica classica: quando sale la tensione, il mercato compra dollari. L'euro ha ceduto posizioni contro il biglietto verde, in una giornata in cui gli investitori hanno preferito ridurre l'esposizione su asset europei per spostarsi su Treasury e liquidità in dollari.

Wall Street ha avuto una seduta più nervosa. Il ribasso di Goldman Sachs dopo i risultati trimestrali ha pesato sul sentiment, con gli indici americani che hanno oscillato senza direzione chiara. Il quadro rimane incerto: da un lato c'è il petrolio in rialzo, dall'altro una stagione di utili che finora non convince del tutto.

Il punto è che il mercato sta assorbendo l'aumento del greggio senza vendere indiscriminatamente. Se il petrolio restasse stabilmente sopra i 100 dollari nelle prossime settimane, però, il discorso cambierebbe: l'inflazione tornerebbe tema centrale e le banche centrali avrebbero meno margine per pensare a tagli dei tassi.

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