Le compagnie aeree europee hanno chiuso la seduta in territorio negativo, nonostante l'annuncio della riapertura dello stretto di Hormuz dopo il cessate il fuoco USA-Iran. Il petrolio è crollato del 16% sotto i 100 dollari, ma i titoli del settore non hanno beneficiato dal rientro delle tensioni.
Il jet fuel non segue il greggio
La disconnessione tra il prezzo del petrolio e la performance dei titoli aerei ha una ragione concreta: il carburante per aviazione non sta scendendo alla stessa velocità del Brent. Willie Walsh, direttore generale di IATA, lo ha dichiarato apertamente: la riapertura dello stretto non sta raffreddando i prezzi del jet fuel quanto ci si aspettava.
ACI Europe ha inviato una lettera al commissario UE ai Trasporti segnalando che gli aeroporti europei rischiano di rimanere a secco se la situazione nello stretto non si stabilizza entro tre settimane. Il problema non è solo il prezzo, ma la disponibilità fisica delle forniture.
Il mercato non si fida della tregua
La maggior parte delle compagnie di navigazione continua a evitare Hormuz. Senza garanzie esplicite che l'Iran non attaccherà le navi, il rischio assicurativo resta proibitivo. Risultato: anche con lo stretto formalmente aperto, i flussi di greggio non sono tornati ai livelli pre-crisi.
Per le compagnie aeree questo significa costi del carburante ancora elevati e scorte sotto pressione. Il mercato azionario sta scontando questa realtà: la tregua di due settimane non risolve il problema strutturale della catena di approvvigionamento. Finché le petroliere non torneranno a transitare regolarmente — e questo richiede certezze politiche che oggi non ci sono — i titoli aerei resteranno esposti a una volatilità alimentata dai fondamentali, non dalle dichiarazioni diplomatiche.
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