La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è a Oslo per stringere l'asse con la Norvegia su tre fronti: energia, difesa e accesso alle materie prime critiche. Al centro del colloquio con il primo ministro Jonas Gahr Støre c'è l'Artico, una regione che sta diventando sempre più rilevante sia per le risorse minerarie che per la sicurezza europea.
Oltre il gas: materie critiche e tecnologia
La Norvegia è già il secondo fornitore di gas dell'Italia dopo la crisi ucraina. Questa visita va però oltre la conferma degli approvvigionamenti energetici. Sul tavolo ci sono le terre rare e i minerali critici dell'Artico norvegese, fondamentali per batterie, chip e sistemi d'arma. La regione artica detiene riserve significative di litio, cobalto e nickel — gli stessi materiali da cui l'Europa dipende oggi dalla Cina e dal Congo.
Il governo italiano punta a inserirsi in questa filiera attraverso collaborazioni industriali dirette. Non si tratta solo di acquistare materie prime: l'obiettivo è costruire joint venture nei settori estrattivo e della trasformazione, replicando il modello che ha funzionato con l'energia. La Norvegia, dal canto suo, cerca partner affidabili per sviluppare l'infrastruttura artica senza dipendere da capitali cinesi o russi.
Difesa e dimensione sottomarina
Vi è poi il capitolo difesa. La Norvegia confina con la Russia e controlla tratti di mare cruciali per i cavi sottomarini che collegano Europa e Nord America. Dopo i sabotaggi a Nord Stream, la protezione delle infrastrutture sottomarine è diventata priorità condivisa tra i paesi NATO. L'Italia, con Fincantieri e Leonardo, possiede capacità tecnologiche nel settore navale e dei sistemi di sorveglianza subacquea che interessano Oslo.
Il confronto affronta anche le crisi in corso: Ucraina, tensioni nello stretto di Hormuz e instabilità in Africa. Su quest'ultimo fronte, Italia e Norvegia condividono l'interesse a stabilizzare il Sahel attraverso il Piano Mattei e investimenti diretti nei settori energetico e minerario.
Un asse che va oltre il contingente
Questa intesa con Oslo si inserisce in una strategia italiana più ampia: ridurre la dipendenza da fornitori extra-europei senza passare per Bruxelles. La Norvegia, fuori dall'Unione ma dentro il mercato unico, offre un canale diretto e politicamente stabile. Per un paese come l'Italia, che importa quasi tutto in termini di energia e materie prime, avere un partner affidabile nell'Artico non è una questione marginale.
In pratica: se i prossimi anni vedranno una corsa alle risorse artiche — e tutto indica che sarà così — l'Italia ha appena messo piede nella porta. Con un governo norvegese laburista che cerca investimenti europei per bilanciare le pressioni da est e ovest, il timing è quello giusto.
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