Dal 21 al 23 aprile torna Macfrut a Rimini con 800 operatori esteri da 80 Paesi. Il settore dell'ortofrutta italiana vale 19 miliardi alla produzione, 60 se si conta tutta la filiera. L'export ha toccato 6,7 miliardi di euro, ma la guerra in Ucraina e il rincaro dell'energia lasciano il conto: circa 200 milioni di maggiori costi logistici.
Germania assorbe un terzo delle spedizioni
Il mercato principale resta quello tedesco: assorbe il 30,4% dell'export italiano, quasi 1,7 miliardi nel 2021 con un +5% rispetto all'anno precedente. La Francia segue con oltre 580 milioni. I numeri evidenziano una domanda strutturale solida, soprattutto nel Nord Europa, dove il made in Italy nell'ortofrutta mantiene prezzi premium e volumi costanti.
Il problema non è la domanda, che c'è. Il problema sono i costi intermedi: trasporti, energia, packaging. Tutto ciò che sta tra il campo e lo scaffale estero è aumentato in modo asimmetrico rispetto ai prezzi di vendita. Le aziende stanno assorbendo parte del rialzo per non perdere quote di mercato, ma i margini si sono ristretti.
Cresce anche l'import, il saldo commerciale cala
Le importazioni sono salite del 7% in quantità e del 14,9% in valore. Il saldo commerciale dell'ortofrutta italiana scende a 408 milioni, in calo del 26,8%. Non è un crollo, ma rappresenta un segnale: l'Italia esporta più in valore assoluto, ma importa ancora più velocemente. Parte di questa dinamica è stagionale — prodotti fuori ciclo provenienti da Spagna, Marocco e Sud America. Parte è strutturale: alcune produzioni non coprono più la domanda interna.
Macfrut punta quest'anno sull'internazionalizzazione con il supporto di ICE. L'obiettivo dichiarato è espandere oltre l'Europa verso mercati con migliori margini e logistica meno congestionata. Resta da vedere se i costi di trasporto marittimo e aereo, ancora sopra la media pre-pandemica, permetteranno alle aziende medio-piccole di seguire questa strada senza consumare liquidità.
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