Luigi Lovaglio non cambia rotta. Il Ceo di Mps ha confermato alla conferenza di Morgan Stanley che il piano di integrazione con Mediobanca resta la priorità strategica. L'alternativa è tuttavia chiara: se le operazioni di M&A non dovessero concretizzarsi, l'eccesso di capitale tornerà agli azionisti.
3 miliardi di buffer e un obiettivo di 3,7 miliardi al 2030
Mps dispone di un cuscinetto di capitale pari a 3 miliardi di euro. Una cifra che offre margine di manovra per acquisizioni, ma che Lovaglio non intende mantenere indefinitamente. Il piano industriale punta a un utile di 3,7 miliardi entro il 2030, e l'integrazione con Mediobanca rappresenta il pilastro di quella traiettoria.
«Questo piano è pienamente operativo, solido e ben costruito strategicamente. È qualcosa di molto difficile da cambiare», ha dichiarato Lovaglio durante l'intervento. La linea è netta: il percorso non si modifica per tensioni di governance o movimenti sul capitale. L'obiettivo è eseguire quanto già pianificato.
M&A sì, ma solo se crea valore
L'approccio alle operazioni straordinarie non è opportunistico. Lovaglio ha precisato che la dimensione non è il criterio guida: conta la capacità di aggiungere valore. Se sul mercato si presenteranno occasioni coerenti con questa logica, Mps le valuterà. Altrimenti, il capitale in eccesso verrà distribuito.
Sul fronte Mediobanca, il Ceo ha ribadito l'intenzione di preservare l'identità del brand e la struttura organizzativa che ne ha fatto un player unico nel wealth management. «Ci sarà una società dedicata, un sistema di remunerazione premiante, uno dei migliori posti di lavoro. Perché dovrebbero volerlo lasciare?», ha aggiunto riferendosi ai professionisti di Piazzetta Cuccia.
In sintesi: Mps ha le risorse per crescere per linee esterne, ma solo se l'operazione regge dal punto di vista industriale. Se nessuna opportunità soddisfa quel criterio, i 3 miliardi torneranno in tasca agli azionisti. Una strategia che lascia poco spazio alle interpretazioni.
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