Jindal Steel ha messo nero su bianco l'impegno per l'ex Ilva. In una nota trasmessa alla Commissione Finanze della Camera, il gruppo indiano conferma la disponibilità ad acquistare l'intero perimetro di Taranto — area a freddo e area a caldo — nonostante la sentenza della Corte d'Appello di Milano che impone la chiusura dell'area a caldo entro 90 giorni se non si completa la bonifica dall'amianto.

L'impegno resta, ma con condizioni

La conferma non è un assegno in bianco. Jindal specifica che l'acquisizione è subordinata alla definizione degli accordi necessari, incluso il via libera del governo su aspetti normativi e finanziari. Il gruppo guidato da Naveen Jindal ha ribadito l'intenzione di realizzare un nuovo forno carbon-free, ma serve prima chiudere l'intesa su bonifica, garanzie pubbliche e cronoprogramma degli investimenti.

La nota arriva a poche ore da un vertice tra governo e azienda, in un momento in cui il futuro dello stabilimento è sospeso tra l'urgenza della transizione green e il peso delle questioni legali irrisolte. L'esecutivo ha già dichiarato il suo sostegno finanziario all'operazione, ma restano da definire importi e modalità.

Il nodo dell'area a caldo

Includere l'area a caldo nell'acquisto significa prendere in carico un impianto sotto pressione giudiziaria e ambientale. La sentenza d'appello non lascia margini: senza bonifiche complete, l'attività si ferma. Jindal sa che comprare Taranto oggi vuol dire gestire una scadenza stretta, un contenzioso aperto e investimenti in tecnologie ancora non disponibili.

Sul piano operativo, l'acquisizione dell'intero perimetro comporta l'assorbimento di personale, debiti pregressi e obblighi ambientali accumulati negli anni. Il fatto che il gruppo abbia confermato l'interesse per entrambe le aree segnala volontà di chiusura, ma il documento inviato in Parlamento lascia intendere che i dettagli faranno la differenza tra un accordo e un passo indietro.

Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.