Il vicepremier Antonio Tajani ha confermato che l'esecutivo sta lavorando su una serie di interventi per contenere l'impatto del rincaro dei carburanti. Le dichiarazioni arrivano mentre il prezzo alla pompa continua a salire, spinto dalle tensioni sullo Stretto di Hormuz e dalla dinamica del greggio.

Le tre ipotesi sul tavolo

Le opzioni allo studio sono tre: buoni benzina detassati, utilizzabili dalle fasce di reddito più esposte; contributi aggiuntivi sulla social card già esistente; sostegni diretti ai settori produttivi più colpiti, probabilmente trasporti e logistica.

Nessuna delle tre prevede tagli generalizzati alle accise, soluzione costosa e indiscriminata. L'idea è concentrare le risorse dove servono, senza disperdere soldi su chi può assorbire il rialzo senza problemi.

Il punto politico

Tajani ha riconosciuto l'ovvio: il governo non controlla né Hormuz né l'andamento del Brent. Può solo decidere come distribuire risorse limitate per attenuare l'effetto su chi è già ai margini. È un intervento difensivo, non una soluzione strutturale.

Il tempismo dipenderà da due fattori: quanto ancora salgono i prezzi e quanti margini di bilancio restano. Se il petrolio si stabilizza sotto gli 80 dollari, l'urgenza cala. Se sfonda quota 90 e ci resta, la pressione per muoversi diventa politica prima ancora che economica.

Per ora sono solo dichiarazioni. Ma quando un vicepremier inizia a elencare opzioni concrete, significa che qualcuno sta già facendo i conti.

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