L'Italia chiude il 2025 con il primato meno ambito d'Europa: l'elettricità più cara dell'Unione. Secondo i dati della Commissione europea, il prezzo all'ingrosso si è attestato a 116 euro per megawattora, il 36% sopra la media UE di 85 euro.
Non è una novità, ma la distanza si è allargata. Nel 2024 eravamo al secondo posto con 108 euro/MWh. Quest'anno il gap è cresciuto ancora e il divario con paesi come la Spagna tocca il 40%. Per le imprese italiane — soprattutto piccole e medie — questo si traduce in costi diretti che riducono margini e competitività.
Dipendenza dal gas, ancora
Il problema è strutturale: il mix energetico italiano continua a ruotare intorno al gas naturale, fonte che utilizziamo per produrre una parte importante dell'elettricità nazionale. Quando i prezzi del gas salgono, trascinano tutto il resto. E noi restiamo esposti più degli altri.
La Commissione europea lo documenta nel report REPowerEU dedicato all'Italia: quattro anni di lavoro per ridurre la dipendenza energetica dall'estero non hanno cambiato sufficientemente le dinamiche di fondo. Continuiamo a importare e a pagare caro.
Cosa cambia per chi opera
Per chi gestisce un'attività industriale o commerciale, il costo dell'energia rimane una variabile fuori controllo che pesa direttamente sui conti. Il confronto con i competitor europei non regge: un'azienda tedesca o francese parte con un vantaggio di costo fisso sulla bolletta elettrica. In Spagna il delta può arrivare al 40%, cifra che per alcune produzioni significa sopravvivenza o delocalizzazione.
Il quadro è questo: l'Italia produce elettricità a costi superiori alla media europea e, finché il gas resta centrale nel mix energetico nazionale, difficilmente si inverte la rotta. Non servono piani a lungo termine per comprendere l'urgenza: basta guardare la bolletta.
Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.