Nel 2025 il Prezzo Unico Nazionale dell'elettricità si è attestato in media a 115,9 €/MWh, in crescita del 7% rispetto all'anno precedente. Il differenziale con i partner europei continua ad allargarsi: in Italia paghiamo quasi il doppio rispetto a Francia e Spagna. La ragione è strutturale e ha un nome: gas naturale.
Il meccanismo del prezzo marginale
Nel mercato elettrico europeo il prezzo all'ingrosso viene fissato, ora per ora, dall'impianto più costoso ancora necessario per coprire la domanda. In Italia questa tecnologia marginale è rappresentata per la maggior parte del tempo dalle centrali termoelettriche a gas. Il risultato è che anche l'energia prodotta da fonti rinnovabili viene venduta allo stesso prezzo del gas, pur avendo costi di produzione molto inferiori.
Quando il gas sale, sale tutto. Quando scende, il beneficio è limitato perché la dipendenza resta. La Francia produce elettricità principalmente con il nucleare, la Spagna ha puntato forte sulle rinnovabili. L'Italia continua a bruciare gas importato, con una bolletta energetica che pesa sul sistema industriale e sulle famiglie.
Quanto pesa davvero il gas sul prezzo finale
La composizione del mix elettrico italiano spiega il divario. Il gas rappresenta ancora la quota dominante della generazione, ben oltre il 40%. Le rinnovabili crescono, ma non abbastanza da scalzare il gas dal ruolo di tecnologia di riferimento nelle ore di picco. Questo significa che ogni oscillazione delle quotazioni del GNL o dei contratti di fornitura si scarica direttamente sul prezzo dell'elettricità.
Il paradosso è che produciamo energia pulita a costo marginale zero, ma la paghiamo come se fosse generata interamente a gas. Il mercato unico europeo amplifica l'inefficienza: chi dipende dalle fonti più care paga più di tutti, anche se ha capacità rinnovabile installata. L'unica via d'uscita è ridurre strutturalmente il peso del gas nel mix, accelerando su solare ed eolico con sistemi di accumulo che spostino la generazione nelle ore critiche.
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