L'Istat ha confermato l'inflazione di giugno al 3% su base annua, stabile rispetto al mese precedente. Il dato complessivo rimane ancorato al 3%, ma emergono segnali di rallentamento nei comparti più osservati dalle famiglie.

Il carrello della spesa perde spinta

La variazione tendenziale dei prezzi del «carrello della spesa» — alimentari e beni per la casa — è scesa dall'1,9% all'1,3%. Un calo netto, trainato soprattutto dagli alimentari non lavorati, che decelerano dal +5,5% al +4,5%. Anche i trasporti rallentano, con i servizi correlati che passano dall'1,7% all'1,1%.

L'inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, si riduce dall'1,7% all'1,6%. Un segnale che le pressioni sui prezzi si stanno attenuando al di là del rumore delle componenti volatili.

Cosa significa per BCE e per i mercati

Il 3% rimane sopra il target BCE del 2%, ma con un'inflazione di fondo in calo e il rallentamento dei beni di prima necessità, lo scenario cambia. I mercati hanno già iniziato a scontare una stabilizzazione dei tassi o lievi ribassi per il resto dell'anno. Se i dati dei prossimi mesi confermano questa traiettoria, le probabilità di un taglio autunnale si rafforzano.

Sul piano concreto: chi ha esposizione su obbligazionari europei sta beneficiando della compressione delle aspettative inflattive. I rendimenti BTP lunghi si sono mossi di conseguenza, e il differenziale con i Bund rimane stabile. La pressione sulle tasche delle famiglie si allenta, ma non ancora abbastanza da modificare i comportamenti di spesa in modo significativo.

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