L'industria chimica europea sta riducendo gli investimenti di 1,5 miliardi di euro per effetto del sistema ETS. Non è una stima teorica: è quanto emerge dall'assemblea privata di Federchimica, dove le imprese hanno comunicato piani più cauti e una nuova ondata di tagli.

Produzione ancora in calo

Per il 2025 si prevede un'ulteriore contrazione della produzione del 3%. È il quarto anno consecutivo di arretramento per un settore che pesa il 15% del PIL industriale italiano. I margini si sono ristretti, i costi energetici restano insostenibili e il meccanismo ETS — che attribuisce un costo alle emissioni di CO₂ — sta spostando capitali fuori dall'Europa.

Paolo Buzzella, presidente di Federchimica, è stato chiaro: «Manca una presa di coscienza in Europa». Il sistema di scambio delle quote di emissione nasce con un obiettivo ambientale preciso, ma ha modificato la geografia degli investimenti industriali. Le aziende chimiche non stanno solo ottimizzando l'esistente: stanno consolidando, chiudendo impianti, spostando produzioni.

Dove vanno i capitali

I 1,5 miliardi che non finiscono più in nuovi impianti europei si spostano altrove. Stati Uniti, Medio Oriente, Asia. Paesi dove il costo dell'energia è strutturalmente più basso e dove non esiste un sistema di carbon pricing paragonabile a quello europeo. Il risultato è un paradosso: l'Europa riduce le emissioni locali importando chimica prodotta altrove con standard ambientali meno rigidi.

Le priorità dichiarate dalle imprese per i prossimi anni sono chiare: efficienza operativa al 47%, ricerca e innovazione al 35%, efficienza energetica al 18%. La voce «sostenibilità» scende al 10%. Non perché le aziende rifiutino la transizione, ma perché i margini non permettono più investimenti su più fronti contemporaneamente.

Se il costo della CO₂ continua a salire — e le proiezioni al 2030 indicano un raddoppio — la chimica europea diventa ancora meno competitiva. A quel punto non si tratta più di ottimizzare, ma di scegliere cosa tenere aperto.

Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.