Dopo due anni di contrazione, gli investimenti diretti esteri tornano a crescere e raggiungono quota 1.624 miliardi di dollari, con un balzo di quasi 100 miliardi rispetto al minimo recente.
Il motore principale di questa ripresa non sta nelle fabbriche tradizionali né nelle infrastrutture classiche, bensì nei data center. L'esplosione della domanda legata all'intelligenza artificiale e al cloud ha ribaltato le priorità degli investitori istituzionali e dei fondi infrastrutturali.
Milano emerge come polo europeo
In Europa il panorama si sta riorganizzando velocemente. Milano è la città con il tasso di crescita più alto nel settore. Marina Natalucci, direttrice dell'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, parla di «nuovi punti nevralgici per il computing».
Non è solo una questione italiana: la geografia degli investimenti diretti si sta riscrivendo attorno alla capacità di calcolo. Chi controlla l'infrastruttura digitale controlla una fetta crescente di valore economico reale.
Il contesto macro resta favorevole
Sul piano più ampio, le condizioni per sostenere questa crescita esistono. Deregolamentazione in corso negli Stati Uniti, sostegno fiscale selettivo in Europa, tassi in calo dopo il picco: il 2026 dovrebbe mantenere questo slancio, con opportunità che si diffondono anche sui mercati emergenti.
L'elemento da osservare nei prossimi trimestri è la capacità delle reti energetiche di reggere l'impatto. I data center moderni assorbono quantità enormi di elettricità. Se l'infrastruttura energetica non tiene il passo, la crescita rallenta comunque, a prescindere dalla disponibilità di capitali.
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