Luglio chiude con un export in crescita del 4,7%, dopo il +9,8% di giugno. La dinamica continua a essere più forte fuori dai confini europei: i paesi extra-UE segnano +6,6%, mentre l'Europa si ferma al +2,7%. Niente di nuovo sotto il sole, se non fosse che sul fronte opposto — quello delle importazioni — c'è un movimento che sta cambiando il mercato automotive italiano senza fare troppo rumore.

Le auto cinesi non rallentano

A luglio le importazioni di auto dalla Cina sono cresciute del 42%. Ma è il dato cumulato dei primi sette mesi che dice come stanno davvero le cose: più che raddoppio rispetto allo stesso periodo del 2023. Stiamo parlando di un'importazione complessiva di autoveicoli per 15,3 miliardi di euro nei sette mesi, con la quota cinese che sale mese dopo mese.

Non è un'accelerazione improvvisa, ma la continuazione di una tendenza partita ormai da oltre un anno. I costruttori cinesi stanno entrando in Europa con modelli competitivi sul prezzo e sempre più credibili sul prodotto. L'Italia, al di là dei dazi e delle dichiarazioni politiche, sta importando volumi che fino a tre anni fa sarebbero stati impensabili.

Sul piano operativo

Il surplus commerciale italiano è salito a 8,24 miliardi a luglio. L'export tiene, ma la composizione delle importazioni sta cambiando. Se la crescita delle auto cinesi prosegue a questo ritmo, tra dodici mesi il peso della Cina sull'import automotive italiano sarà strutturale, non più episodico.

Per chi guarda il settore auto con una prospettiva di lungo periodo, questo è il punto cruciale: la quota di mercato si conquista sui volumi, non sulle intenzioni. E i volumi, per ora, stanno arrivando dalla Cina.

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