I petroliferi europei si sono mossi in territorio positivo nella seduta di oggi, con Eni e Tenaris tra i migliori titoli a Piazza Affari. Il greggio ha superato i 83 dollari al barile, spinto dalle tensioni nello Stretto di Hormuz.
Il blocco che pesa sulle rotte
Lo stallo nello Stretto di Hormuz non è una novità degli ultimi giorni, ma il mercato ha iniziato a incorporare scenari più rigidi. Quando una rotta che trasporta il 20% del petrolio mondiale diventa instabile, le quotazioni reagiscono prima dei fatti concreti. Non serve che passi una singola nave in meno: basta l'incertezza.
Eni ha beneficiato del movimento generale del settore, mentre Tenaris si è mossa anche sulla scia di indiscrezioni relative a un progetto offshore in Kuwait che coinvolgerebbe Saipem. Quando si parla di infrastrutture energetiche nel Golfo, il riflesso sui fornitori di tubi e servizi è immediato.
Chi si muove insieme al greggio
Il rialzo non si è limitato a Milano. Shell e altri major europei hanno seguito lo stesso percorso, con volumi in crescita nelle prime ore di contrattazione. Il settore energetico resta uno dei pochi che risponde direttamente agli eventi geopolitici: niente analisi complesse, niente stime riviste, basta una chiusura parziale di uno stretto strategico e i prezzi si spostano.
Sul fronte operativo, chi ha posizioni lunghe sul greggio ha visto i margini di guadagno ampliarsi rapidamente. Chi invece è short ha dovuto rivedere i livelli di stop. La volatilità su WTI e Brent è salita nelle ultime 48 ore e tende a persistere finché la situazione geopolitica non si chiarisce.
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