Il valore di Delfin è sceso a 40 miliardi di euro. A ottobre dello scorso anno la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio valeva circa 55 miliardi. Quindici miliardi persi in pochi mesi, per effetto diretto del crollo di EssilorLuxottica in Borsa.

Il peso di EssilorLuxottica

Il patrimonio di Delfin poggia su due pilastri: la partecipazione del 32% in EssilorLuxottica e le quote nelle società finanziarie italiane — Generali al 10%, UniCredit al 2,7% e Monte dei Paschi al 17,9%. Ma è il colosso degli occhiali a fare la differenza. In tre mesi la capitalizzazione di EssilorLuxottica è passata da 125 a circa 90 miliardi: meno 35 miliardi che si scaricano direttamente sul valore della holding.

La discesa non è isolata. I titoli del lusso europeo hanno tutti sofferto nelle ultime settimane, tra rallentamento della domanda cinese e revisioni degli utili al ribasso. Ma per una struttura costruita attorno a un unico grande asset industriale, la volatilità del mercato diventa un problema concreto di valutazione.

Il momento e le implicazioni operative

Il calo arriva in una fase delicata per il sistema Delfin. Gli eredi di Leonardo Del Vecchio — i sei figli Claudio, Paola, Marisa, Leonardo Maria, Luca e Clemente, oltre alla moglie Nicoletta Zampillo — sono coinvolti in una fase di riassetto della holding. E quando si discute di eredità e quote, il valore di riferimento conta. Anche perché nella prassi giudiziaria italiana le holding finanziarie vengono valutate con uno sconto sul NAV che oscilla tra il 20% per le quotate europee e il 40-50% per realtà italiane come Exor o Italmobiliare.

Non si tratta di perdite realizzate, ma il ridimensionamento del valore di mercato complica i calcoli e moltiplica le variabili in un momento in cui serve chiarezza. Se il mercato continua a scaricare EssilorLuxottica, il valore della holding segue. E con esso, tutta la partita che si gioca attorno alla successione.

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