Le borse europee hanno chiuso in calo, con lo stretto di Hormuz che torna al centro dell'attenzione. Le tensioni nell'area, dove passa un terzo del petrolio trasportato via mare, bastano per spostare i flussi: vendite sugli indici, acquisti sui titoli che beneficiano dall'aumento del greggio.
Milano limita i danni grazie al settore energetico
A Piazza Affari il calo è stato contenuto dalle società oil & gas. Saipem, Tenaris ed Eni hanno assorbito parte della pressione ribassista che ha colpito gli altri comparti. Quando il petrolio sale, i titoli del settore reagiscono prima ancora che i margini effettivi migliorino: è la dinamica che conta, non il bilancio del trimestre.
Il Brent ha guadagnato terreno nelle ultime sedute, con i trader che incorporano un premio di rischio geopolitico. Non serve che lo stretto si chiuda davvero: basta che la probabilità salga dal 2% al 5% per spostare i prezzi di qualche dollaro.
Spread stabile, ma l'attenzione è sui payroll
Lo spread BTP-Bund si è mantenuto intorno ai 74 punti base. Il differenziale non reagisce più come qualche anno fa alle turbolenze di breve termine ed è stabilizzato su livelli che il mercato considera sostenibili, almeno finché la BCE resta prevedibile.
L'attenzione ora si sposta sui dati sul lavoro americani in arrivo. Un numero sopra le attese complica il percorso dei tagli della Fed, mentre un dato debole riapre spazio alle mosse di giugno. I mercati europei restano appesi a ciò che succede dall'altra parte dell'Atlantico, con la geopolitica che per ora aggiunge volatilità senza cambiare la direzione di fondo.
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