Le borse europee hanno chiuso la mattinata in territorio positivo dopo un avvio incerto, con Zurigo che guadagna lo 0,5% e Londra che si muove meglio della media grazie all'esposizione delle sue società al comparto energetico.

Il dato interessante è che questo recupero arriva mentre il Brent scambia a 96,15 dollari (+4,6%) dopo aver toccato un massimo intraday di 101,53 dollari. Il WTI segue a 90,39 dollari, in rialzo del 3,6%. Sono livelli che non si vedevano da settimane e che normalmente spingono gli indici azionari verso il basso, non verso l'alto.

La disconnessione tra petrolio e azioni

Il mercato sta ancora digerendo le tensioni sullo stretto di Hormuz e la situazione iraniana, ma sembra aver prezzato uno scenario in cui il problema rimane contenuto. Le borse europee si comportano come se il rialzo del greggio fosse temporaneo — un picco legato alle notizie, non l'inizio di una nuova fase strutturale.

Il FTSE 100 sovraperforma il resto d'Europa proprio perché carico di titoli petroliferi: quando il Brent sale, i ricavi di BP e Shell salgono con lui. È la dinamica classica di un listino che pesa molto sull'energia: assorbisce meglio gli shock petroliferi rispetto a Milano o Francoforte.

L'euro tiene a 1,15 sul dollaro

Sul valutario, l'euro resta agganciato alla soglia di 1,15 dollari. È un livello che il mercato sta testando da giorni senza riuscire a consolidarlo in modo netto. La tenuta dipende soprattutto dalle aspettative sulle prossime mosse della BCE rispetto alla Fed, con gli operatori che attendono segnali più chiari su inflazione e tassi nelle prossime settimane.

Se il Brent dovesse stabilizzarsi sopra i 95 dollari, le borse potrebbero non mantenere questo ottimismo. Per ora il mercato europeo reagisce più alla possibilità che mercoledì arrivi un rilascio straordinario di riserve che al prezzo del petrolio in sé. Ma è un equilibrio fragile.

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