Le borse europee chiudono in territorio positivo, ma l'attenzione è già altrove. Mercoledì la Federal Reserve comunica la sua decisione sui tassi, e i mercati vogliono capire se Jerome Powell confermerà la pausa o se inizierà a preparare il terreno per un cambio di rotta.
Il petrolio scende nonostante il Medio Oriente
Il Brent cede oltre l'1% e scivola sotto gli 85 dollari. L'Iraq ha firmato un accordo per riprendere le esportazioni attraverso il Kurdistan, e questo basta a far scattare le vendite. Il mercato continua a scontare che le tensioni geopolitiche non si tradurranno in blocchi reali delle forniture. Finché Hormuz resta aperto e l'Arabia mantiene la produzione stabile, il rischio premio sul greggio non ha motivo di salire.
Anche il gas naturale europeo resta sotto pressione. Gli stoccaggi sono pieni, l'inverno è mite, e la domanda industriale non si riprende. La crisi energetica del 2022 sembra ormai lontana, almeno per ora.
La Fed e il problema della crescita troppo forte
Nessuno si aspetta un rialzo mercoledì. Il punto è capire se Powell confermerà che i tassi resteranno alti ancora a lungo. I dati sul lavoro USA continuano a essere solidi, l'inflazione core non scende sotto il 3%, e i mercati monetari scontano il primo taglio non prima di giugno. Il problema della Fed non è più rallentare l'economia — è che l'economia non rallenta abbastanza.
Piazza Affari chiude a +0,6%, con Banco BPM e MPS in testa. Eni e Snam cedono terreno insieme al petrolio. Il differenziale BTP-Bund resta sotto 120 punti base. Per ora il mercato non vede rischi immediati, ma dipende tutto da cosa dirà Powell nelle prossime 48 ore.
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