Alessandro Benetton ha confermato all'ANSA che Edizione conferirà la quota dell'1,45% in Monte dei Paschi all'interno dell'Opas lanciata da Intesa Sanpaolo. Dopo Delfin — primo socio con il 17,5% — anche la famiglia veneta si allinea con l'operazione.

Il peso dell'1,45% in un'operazione da oltre 13 miliardi

In termini assoluti la quota Benetton non modifica gli equilibri: parliamo di meno di due punti percentuali su una banca che Intesa sta cercando di acquisire per consolidare la sua posizione nel credito nazionale. Ma il segnale politico conta. Quando il primo azionista privato dice sì e subito dopo arriva il secondo — sebbene con dimensioni diverse — il mercato legge un messaggio chiaro: tra i soci rilevanti non c'è resistenza.

Benetton ha dichiarato che l'offerta «può creare valore sia per la banca sia per l'intero sistema bancario italiano». Frasi istituzionali, ma aderire concretamente significa una cosa sola: chi possiede quote significative ritiene che integrare Mps nel perimetro di Intesa sia preferibile alla situazione attuale.

Quello che resta fuori dall'equazione

Il punto cruciale non è quanti aderiscono, ma chi potrebbe non farlo. Il MEF detiene ancora una quota residua attorno al 10-11% dopo le riduzioni degli ultimi anni. La partita si chiude o si complica lì. Delfin e Benetton hanno tolto dal tavolo quasi il 19% complessivo. Il resto dipende da quanto il Tesoro è disposto a cedere Siena senza condizioni aggiuntive.

Intesa ha costruito un'offerta solida sui numeri: premi adeguati, integrazione chiara, costi di ristrutturazione già previsti. Ciò che manca è il quadro finale sulle adesioni. Benetton ha aggiunto un tassello non trascurabile, ma il mosaico si completa solo quando il MEF comunicherà le sue intenzioni.

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