La partita per il controllo di Trevi è arrivata agli esposti alla Consob. Webuild ha presentato venerdì il primo reclamo all'Autorità contro Icop, contestando correttezza e trasparenza delle comunicazioni della società friulana. Icop ha risposto con un esposto simmetrico, puntando il dito sulle note diffuse da Webuild il 2 e 3 ottobre e sulla relativa campagna pubblicitaria.

Due offerte, due visioni

Webuild tiene ferma la sua proposta: 4,5 euro per azione, tutta in contanti. Icop offre un corrispettivo basato sul valore delle proprie azioni. Sul tavolo non c'è solo un duello tra cifre, ma uno scontro su quale sia il progetto industriale più credibile per Trevi, gruppo in cui Cdp Equity detiene il 21,3% e che ha chiuso il primo semestre 2026 con una posizione finanziaria netta positiva di 110 milioni.

Webuild sottolinea che la sua offerta è interamente finanziata e non condizionata alla ristrutturazione del debito di Trevi. Icop sostiene di essere in piena conformità normativa e accusa la concorrente di comunicare in modo fuorviante. Siamo oltre la fase delle offerte tecniche: qui la partita si gioca anche sulla narrazione pubblica e sulla percezione degli azionisti di minoranza.

Il perimetro che conta

Gli esposti alla Consob raramente portano a conseguenze immediate, ma servono a segnare un perimetro: quali informazioni sono corrette, quali promesse sono verificabili, dove passa il confine tra promozione dell'offerta e distorsione del mercato. Trevi è un caso piccolo per dimensioni, ma simbolico: chi vince non porta a casa solo una quota di mercato, ma rafforza la propria posizione nel settore delle grandi infrastrutture.

Ora tocca alla Consob valutare se le comunicazioni di una parte o dell'altra abbiano violato le norme sull'informazione societaria. Nel frattempo, l'offerta di Webuild resta sul tavolo a 4,5 euro — un riferimento fisso in una partita che si muove sempre più sul piano regolamentare oltre che economico.

Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.