Airbus ha chiuso il primo trimestre con un utile operativo rettificato di 300 milioni di euro, in calo del 52% rispetto ai 624 milioni dello stesso periodo del 2024. Le consegne sono scese del 16%, trascinando al ribasso i margini della divisione commerciale.
Il fatturato ha tenuto meglio delle attese — solo -7% a 12,65 miliardi — ma il problema vero è nel mix: meno velivoli consegnati significa meno riconoscimento di ricavi ad alto margine. L'EBIT adjusted della divisione commercial aircraft è crollato a 81 milioni da 494 milioni di un anno fa. Il motivo è doppio: meno consegne e coperture valutarie meno favorevoli.
Guidance confermata nonostante il trimestre debole
La società ha confermato l'obiettivo di 870 aerei consegnati per l'anno. È un segnale che la direzione ritiene il rallentamento del primo trimestre concentrato e recuperabile nei mesi successivi. La catena di fornitura nel settore aerospaziale resta sotto pressione da mesi — non è un problema solo di Airbus — e la visibilità sulla seconda metà dell'anno dipende dalla velocità con cui i colli di bottiglia si allentano.
Il titolo ha perso oltre il 3% nell'ultima settimana, scontando in parte questi numeri. L'utile per azione del trimestre è uscito sopra le attese (2,92 euro contro i 2,45 stimati), ma il mercato prezza sempre più la traiettoria operativa rispetto ai multipli contabili. Per ora, la traiettoria è piatta.
Cosa conta per i prossimi mesi
La variabile chiave è il ritmo delle consegne nel secondo e terzo trimestre. Se Airbus rispetta la guidance annuale, dovrà accelerare parecchio rispetto a questo avvio. Il backlog è pieno — la domanda c'è — ma tradurre ordini in ricavi dipende dalla logistica, non dai listini.
Per chi guarda al settore, il confronto con Boeing resta interessante: anche il concorrente americano ha problemi operativi, ma di natura diversa. Airbus al momento mantiene il vantaggio competitivo sulle consegne, ma non può permettersi altri trimestri così deboli senza mettere in discussione i target dell'anno.
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