TIM ha firmato un accordo non vincolante con Fastweb e Vodafone per costruire fino a 6.000 nuovi siti mobili sul territorio nazionale. L'obiettivo dichiarato è accelerare il roll-out del 5G, ma dietro c'è anche una questione di costi: gli operatori italiani pagano infrastrutture che in Europa costano mediamente meno.
Una joint venture aperta
La struttura prevede una società partecipata al 50% da TIM e al 50% da Fastweb e Vodafone. I tre operatori fungeranno da anchor tenant, cioè clienti principali con contratti di lungo periodo a condizioni di mercato. Più avanti si valuterà l'ingresso di investitori terzi, un segnale che la partita resta aperta ad altri capitali, probabilmente fondi infrastrutturali.
L'investimento stimato è di circa 600 milioni di euro, ripartito su più anni e tra i partner. A questo si aggiungerà il costo degli apparati attivi, la componente tecnologica vera e propria che fa funzionare le celle. Il piano di costruzione sarà articolato su un orizzonte pluriennale, senza scadenze fisse comunicate.
Timing e contesto legale
La mossa arriva in un momento delicato: a fine mese scade il contratto tra Vodafone e Inwit, la società di torri controllata da TIM e Vantage Towers. Questo accordo non vincolante potrebbe ridefinire gli equilibri sul fronte delle infrastrutture passive in Italia, con i tre operatori che costruiscono insieme anziché dipendere da tower company esistenti.
Sul piano operativo, l'accordo non è ancora definitivo. Se dovesse concretizzarsi, segnerebbe però un cambio di strategia: meno dipendenza da fornitori esterni di infrastrutture e più controllo diretto sui tempi e sui costi. Probabilmente anche meno pressione sui margini, soprattutto per chi come TIM deve ancora dimostrare che il business mobile in Italia può reggere senza svendere tutto.
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