A un anno dalla chiusura dell'impianto Eni Versalis, il petrolchimico di Brindisi rimane al centro di una battaglia istituzionale e sindacale. Sindacati e Regione Puglia stanno premendo per una cessione dello stabilimento ad altri operatori industriali, piuttosto che consentirne lo smantellamento o l'abbandono.

Non è solo una questione simbolica. L'intera filiera ha già iniziato a cedere: Basell, Chemgas e tutto l'indotto — dalla logistica alle piccole imprese metalmeccaniche — registrano arretramenti mese dopo mese. La transizione energetica, spesso invocata come alibi per queste chiusure, incide poco. Il vero problema è più semplice: mancano compratori credibili e una strategia industriale per siti non più competitivi a livello europeo.

Il nodo della competitività europea

Il petrolchimico italiano soffre da anni per il combinato di costi energetici alti e regolamentazione più rigida rispetto ai competitor extraeuropei. Brindisi non fa eccezione. La chiusura Eni del 2025 ha lasciato centinaia di lavoratori diretti e indiretti senza prospettive chiare, mentre le istituzioni locali cercano di portare al tavolo possibili acquirenti industriali.

Il problema è che acquisire un petrolchimico dismesso significa accollarsi non solo gli impianti, ma anche eventuali bonifiche ambientali e costi di adeguamento normativo. Per un investitore privato il calcolo deve chiudersi — e al momento, con petrolio sopra i 100 dollari e volatilità sui mercati, pochi hanno voglia di scommettere su asset industriali a basso margine.

Tensioni geopolitiche e catene logistiche

C'è poi il contesto esterno. Le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 30% del commercio globale di urea e il 23% dei fertilizzanti fosfatici, esercitano pressioni su tutta la catena petrolchimica mondiale. Se quelle forniture si bloccassero o rallentassero, l'Europa — già debole sulla produzione interna — diventerebbe ancora più esposta.

Ironicamente, questo scenario potrebbe rendere più appetibili gli impianti europei esistenti, Brindisi incluso. Ma è necessario un piano industriale concreto, non solo dichiarazioni politiche. Per ora, i compratori non si vedono.

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