Il 30 giugno scade il termine per i versamenti fiscali legati alle dichiarazioni dei redditi. Chi ha partita IVA, però, può usufruire di una finestra di tempo aggiuntiva fino al 20 agosto, con una maggiorazione dello 0,4% se paga entro il 30 luglio, dello 0,8% alla scadenza finale.

Per chi non ha partita IVA, il 30 giugno resta il termine ultimo. Saldo 2025 e primo acconto 2026 vanno versati entro quella data, senza possibilità di dilazione.

Cosa si paga davvero

Si tratta del saldo delle imposte dovute sui redditi 2025 e del primo acconto per il 2026. Per le partite IVA parliamo di Irpef, addizionali, contributi previdenziali e, dove dovuti, saldi IVA. Per chi è fuori dal perimetro IVA, la scadenza del 30 giugno copre saldo e acconto Irpef, cedolare secca sugli affitti inclusa.

Il decreto legge Accise quater (DL 89/2026) ha introdotto questa doppia scadenza per alleggerire la pressione su 4,5 milioni di contribuenti con partita IVA. Una misura che evita di concentrare tutto in un'unica giornata, anche se la maggiorazione — seppur contenuta — resta un costo da mettere in conto.

Sul piano operativo

Chi sceglie di pagare il 30 luglio versa lo 0,4% in più sull'importo dovuto. Chi aspetta il 20 agosto arriva allo 0,8%. Percentuali che su importi significativi iniziano a pesare, ma che danno comunque respiro a chi deve gestire la liquidità tra giugno e agosto.

Per i non titolari di partita IVA non ci sono alternative: il 30 giugno è il termine, senza proroghe né maggiorazioni. Chi non versa entro quella data entra in mora e si espone a sanzioni ben più alte dello 0,8%.

La cedolare secca rientra in questo perimetro: chi affitta con cedolare deve versare entro il 30 giugno se non ha partita IVA, oppure può sfruttare le proroghe se rientra nel regime IVA. La distinzione è netta e va verificata caso per caso.

Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.