La Corte dei conti ha aggiornato le previsioni sul deficit 2025 e il dato peggiora rispetto alle attese. La causa non è un crollo delle entrate o una spesa fuori controllo: sono riemersi crediti edilizi legati al Superbonus che nessuno aveva contabilizzato. Crediti legittimi, generati dalla normativa precedente, ma che adesso pesano sui conti in modo imprevisto.
Il saldo primario — quello al netto degli interessi sul debito — si è rafforzato allo 0,8% del PIL rispetto allo 0,5% del 2024. Significa che prima di pagare gli interessi, lo Stato incassa più di quanto spende. Ma l'emersione di questi crediti fiscali altera il quadro complessivo e spinge il deficit nominale oltre le proiezioni.
Cosa significa in pratica
Il Superbonus ha creato un buco che continua ad allargarsi nel tempo. Non per nuovi interventi — quelli sono stati blindati — ma per il riaffiorare di crediti già maturati e non ancora ceduti o compensati. La spesa in conto capitale crolla del 40% su base annua (−78,3 miliardi), mentre quella corrente sale di 29,4 miliardi (+3,4%). La dinamica è evidente: si tagliano gli investimenti, ma restano aperte partite pregresse che erodono i margini di bilancio.
Il percorso verso il 3% di deficit entro il 2027 rimane tracciato, ma con meno spazio di manovra. Ogni credito che rispunta riduce la capacità di spesa discrezionale e vincola le scelte future. Il debito su PIL risale di circa 1 punto percentuale nel 2024, a causa della crescita più debole e del costo del debito ancora elevato dopo la fase di rialzi della BCE.
Un'eredità scomoda
La Corte dei conti ha usato toni netti nei documenti recenti: il Superbonus ha generato inefficienze, una distribuzione diseguale dei benefici e aperture per comportamenti fraudolenti. La politica fiscale deve ora gestire gli effetti di una misura che non si limita a costare nel presente, ma continua a produrre passività nascoste.
Chi monitora i conti pubblici sa che l'incertezza peggiore non è una spesa alta e stabile, ma una spesa imprevedibile. I mercati tollerano deficit elevati se il percorso è chiaro. Tollerano molto meno le sorprese contabili che riemergiamo a distanza di anni. Il rispetto dei nuovi vincoli europei di governance economica si complica se la base di partenza continua a muoversi.
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