Il Consiglio dei ministri ha approvato venerdì sera un intervento sulle accise dei carburanti. L'attenzione si concentra sul gasolio, con un taglio di circa 20 centesimi al litro, mentre la benzina resta fuori dall'intervento principale. Sul GPL la riduzione è di 12 centesimi.
La misura ha durata di 20 giorni, una finestra brevissima che evidenzia due aspetti: il margine di bilancio è stretto e il governo intende verificare gli effetti prima di decidere un'eventuale proroga. Il costo stimato si aggira sui 500 milioni.
Perché solo il gasolio
Dal 3 luglio, quando è scaduto l'ultimo taglio, il gasolio ha raggiunto i 2,2 euro al litro in molte stazioni. Il Codacons quantifica l'aumento in 15 euro per ogni pieno rispetto a inizio luglio, un dato che pesa soprattutto sull'autotrasporto e sui pendolari che utilizzano diesel.
La scelta di concentrarsi sul gasolio ha una sua logica: colpisce meno i consumi privati discrezionali e più la catena logistica. Un litro di gasolio costa di più perché viene utilizzato per lo spostamento delle merci. Se cala il costo del trasporto, teoricamente dovrebbero diminuire anche i prezzi al dettaglio. Teoricamente.
Cosa cambia in pratica
Con 20 centesimi di sconto, un pieno da 50 litri costa 10 euro in meno. Per chi fa rifornimento ogni settimana, significa 40 euro al mese. Per un'azienda di autotrasporto con una flotta di 10 mezzi, il risparmio può arrivare a diverse migliaia di euro nel periodo, a condizione che i distributori scarichino subito il taglio sul prezzo finale.
La durata di 20 giorni rende difficile pianificare qualsiasi strategia di medio termine. Per le imprese rappresenta un sollievo temporaneo, non una soluzione strutturale. Il mercato del gasolio rimane esposto alle dinamiche del Brent e del cambio euro-dollaro. Se il petrolio sale di altri 5 dollari, il taglio delle accise viene assorbito in pochi giorni.
Prima del Cdm la presidente Meloni ha incontrato i rappresentanti dell'autotrasporto. Il pacchetto prevede anche interventi sul trasporto pubblico locale, misure che servono a contenere le tensioni nel settore, non a risolvere il problema strutturale del costo dell'energia in Italia.
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