Il governo sta valutando un cambio di rotta sugli aiuti ai carburanti. Dopo tredici decreti che hanno prorogato il taglio delle accise sul gasolio, l'ipotesi è ora quella di un bonus in busta paga fino a 200 euro per i lavoratori dipendenti.
Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha confermato l'orientamento verso aiuti mirati, non più generalizzati. La differenza rispetto alle proroghe passate sta nella platea: si ragiona su un intervento selettivo, concentrato sui redditi più bassi. Il meccanismo potrebbe passare attraverso i datori di lavoro, con erogazione diretta in busta.
Diesel più caro al Sud
La pressione maggiore si registra al Mezzogiorno, dove i rincari del diesel sono stati più marcati rispetto al resto del Paese. È il motivo principale per cui il taglio delle accise finora si è concentrato proprio sul gasolio, carburante più utilizzato da pendolari e operatori commerciali.
Il punto è che i tagli generalizzati alle accise costano miliardi e non distinguono chi ha davvero bisogno da chi non ne ha. Un bonus selettivo riduce la spesa pubblica e indirizza le risorse dove serve. Il problema tecnico sarà definire le soglie di reddito e gestire l'erogazione senza appesantire le buste paga con complicazioni fiscali.
Dal taglio generalizzato all'aiuto mirato
Se il governo procederà in questa direzione, la stagione degli sconti generalizzati sulla rete distributiva finisce qui. Resta da capire se il bonus sarà strutturale o legato a specifiche soglie di prezzo del greggio. L'ipotesi circolata finora non prevede automatismi: è un intervento una tantum, eventualmente rinnovabile.
Per chi guarda i mercati, il segnale è chiaro: il sostegno alla domanda di carburanti si ridimensiona. Non incide sui volumi, ma cambia la modalità di sussidio. Sul diesel i margini delle raffinerie europee sono già compressi. Un eventuale ritorno a pieno regime delle accise potrebbe pesare sulla domanda al dettaglio, soprattutto se i prezzi del Brent dovessero risalire oltre gli 85 dollari.
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