Il Consiglio dei ministri ha prorogato di un altro mese il taglio delle accise sui carburanti. La scadenza slitta al 5 settembre. Si tratta dello sconto di 17 centesimi al litro che mantiene un equilibrio fragile tra il prezzo della benzina e la sopportabilità del conto per chi viaggia.
L'anticipo sui dividendi delle big energy
Accanto alla proroga, il decreto introduce un acconto fiscale sui dividendi anticipati dei grandi gruppi energetici. Non si tratta di una nuova tassa sugli extraprofitti — quella è morta e sepolta — ma di un prelievo accelerato su utili che le società distribuiscono prima della chiusura dell'esercizio. In pratica: chi paga i dividendi in anticipo versa subito anche l'imposta, senza aspettare l'anno successivo. L'obiettivo è portare liquidità immediata nelle casse dello Stato senza interventi strutturali sulla fiscalità.
La scelta conferma che il governo sta lavorando mese per mese, senza spazio per interventi pesanti sul fisco dei carburanti. Ogni settimana che il Brent resta sopra 80 dollari costringe a prolungare una misura nata come temporanea.
Quanto pesa davvero il taglio
Il risparmio di 17 centesimi al litro è reale, ma chi è tornato dalle ferie in auto ha comunque speso fino a 45 euro in più rispetto all'anno scorso per un pieno. Le cause sono semplici: il petrolio ha guadagnato terreno, le raffinerie hanno margini più alti e l'euro si è indebolito contro il dollaro. Il taglio accise mitiga, non risolve.
Sul fronte operativo: finché il greggio resta in area 80-85 dollari e la domanda globale tiene, aspettarsi un calo strutturale del prezzo alla pompa è irrealistico. La proroga al 5 settembre compra tempo, niente di più. Se entro quella data il quadro non cambia, si riparte con un altro decreto.
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