Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha inserito il completamento della riforma fiscale tra le priorità politiche del MEF per il 2027. Non si tratta di un annuncio generico: è la piena attuazione della delega che procede già da mesi, con tempi che per la pubblica amministrazione italiana sono quasi da record.

Cosa è già stato fatto e cosa manca

La riforma non parte da zero. L'Agenzia delle Entrate ha già recuperato 31 miliardi di euro combattendo l'evasione, dato che da solo giustifica l'approccio scelto: meno aliquote, più controlli automatizzati. Le imposte sui redditi finanziari sono cresciute di 8 miliardi, segno che qualcosa si sta muovendo sul fronte della compliance.

Il pezzo grosso della delega — la semplificazione delle aliquote IRPEF e gli interventi sulle imposte d'impresa — è in linea con le scadenze PNRR. Tra le novità spunta anche un orientamento esplicito verso la cybersicurezza del sistema fiscale, tema che fino a poco tempo fa non compariva nelle comunicazioni ufficiali del ministero.

L'Agenzia delle Entrate diventa tech

Il punto concreto è questo: più dati digitali significano più superficie d'attacco. Il Fisco italiano incrocia milioni di fatture elettroniche, dati bancari e dichiarazioni precompilate. Se qualcuno buca quel sistema, non si limita a rubare codici fiscali, ma accede ai flussi finanziari in tempo reale.

La spinta verso la cybersicurezza non è ideologia, ma necessità operativa. L'attuazione della riforma passa anche dalla protezione dell'infrastruttura digitale che la rende possibile. Considerato che la Legge Capitali ha semplificato l'accesso al mercato finanziario per le PMI, la quantità di informazioni sensibili gestite dall'amministrazione fiscale continuerà a crescere.

Giorgetti ha scelto una strada precisa: completare la riforma senza rallentamenti, ma con un livello di protezione dei dati adeguato al volume di informazioni che il sistema maneggia ogni giorno.

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